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06/06/2020

Ecco come lo smart working sta cambiando l’idea di casa

Con la Fase 2 molte aziende hanno deciso di proseguire con il lavoro da remoto, e non solo per motivi di sicurezza. La diffusione del fenomeno potrebbe produrre importanti riflessi anche sul mercato immobiliare.

 

Con la Fase 2 molte attività hanno riaperto i battenti e stanno cercando di tornare alla normalità. Una normalità che, per molti versi, non corrisponderà a quella cui eravamo abituati prima della pandemia.

Il lockdown ci ha infatti sfidati a sperimentare nuove strade, a individuare soluzioni diverse e spesso innovative per affrontare una quotidianità limitata. Fra queste lo smart working, il lavoro da casa online, che per moltissime aziende si è rivelato la modalità ideale per rimanere attive nonostante la chiusura degli uffici.

Così dipendenti e datori di lavoro ne hanno scoperto i vantaggi. Per il lavoratore, lo smart working significa risparmiare il tempo e la fatica degli spostamenti. Per il titolare dell’azienda significa spendere meno in utenze (luce, gas, riscaldamento) e per gli spazi (non occorre affittare o acquistare ampi locali se la maggior parte dei dipendenti lavora da casa).

È per questo che, al di là del necessario prosieguo delle misure di sicurezza, è probabile che lo smart working si tramuterà per molti in una nuova stabile condizione.

Fanno da apripista le big tech.

Jack Dorsey, Ceo di Twitter, ha annunciato che i dipendenti che lo vorranno potranno proseguire a lavorare da casa. Gli uffici del social network riapriranno sì da settembre ma gradualmente e solo se i dipendenti preferiranno rientrare. Sulla stessa scia, anche Facebook e Google hanno deciso di proseguire con il lavoro da remoto fino a fine 2020.

Al di là dei big, è presumibile che anche altre aziende valuteranno i pro e i contro di questo nuovo modo di organizzare il lavoro.

Le stesse agenzie immobiliari (We Are Town inclusa) hanno sperimentato l’efficacia del lavoro online: videochiamate, conference call, virtual tour, firme digitali hanno consentito di concludere le trattative in corso, di mantenere il contatto con i clienti e, in qualche caso, anche di avviare delle vendite. Anche se, in questo caso, nulla potrà sostituire la relazione diretta con il cliente.

 

La casa ideale dello smart worker

Il diffondersi del lavoro da remoto influirà anche sul mercato immobiliare? Sì, perché probabilmente modificherà i criteri con cui scegliere una nuova casa.

Da un lato il lockdown ha rivalutato l’importanza di avere locali ampi e ariosi, spazi verdi e terrazzi. Dall’altro lo smart working metterà l’accento su particolari caratteristiche dell’abitazione:

– la collocazione dell’edificio, che non verrà più cercato vicino all’azienda, e quindi in città, ma potrà benissimo situarsi in una zona periferica, più verde, più tranquilla, non servitissima dai mezzi e, quindi, con prezzi degli immobili più contenuti;
– la disponibilità di un locale in più, idoneo a trasformarsi in studio/ufficio.

Negli Stati Uniti, dove lo smart working è diffuso da più tempo, molte case sono già predisposte per avere un locale per lavorare, con connessioni, in posizione isolata dalle parti più frequentate della casa, magari anche insonorizzato. Un locale che potrebbe a breve entrare a far parte anche in Italia del pacchetto di richieste di chi cerca casa.

Del resto, la scomoda esperienza di videoconferenze con alle spalle i figli che giocano o con il gatto che passeggia sulla tastiera del pc è stata vissuta da molti. Un’altra tendenza, rilevata sempre da ricerche svolte negli Stati Uniti, potrebbe veder diminuire negli acquirenti l’interesse per locali di svago, ampi salotti per la tv.

Lo smart worker, che passa la maggior parte della giornata tra le mura domestiche, alla sera e nel tempo libero preferisce uscire.

 

Voglia di casa, nonostante la crisi

I mesi di stop stanno mostrando i loro effetti negativi sull’economia nazionale. Se dunque anche nel settore immobiliare è già visibile una flessione significativa delle compravendite, dovuta soprattutto ai problemi di liquidità di famiglie e imprese, è vero anche che il lockdown ha acuito la percezione della casa come elemento irrinunciabile di sicurezza.

La casa ci protegge e, se ampia, con spazi all’aperto e comoda per lavorarci, è un bene a cui puntare appena possibile.

A parere degli esperti, almeno per il 2020 gli italiani preferiranno l’affitto alla proprietà, in attesa di vedere l’andamento delle proprie condizioni economiche e lavorative. C’è da attendersi, però, appena la situazione si sarà stabilizzata, una richiesta crescente di case belle per viverci e belle per lavorarci.

 

Le proposte di We Are Town

Le esigenze abitative cambiano e We Are Town cambia con loro. Durante il lockdown siamo rimasti operativi: abbiamo consigliato, fatto visitare virtualmente appartamenti e ville, assistito nelle pratiche per compromessi e rogiti.

Qui potete trovare tutte le soluzioni immobiliari che proponiamo e i servizi che offriamo. Siamo pronti per rispondere a richieste sia di locazioni sia di acquisto e vendita, certi di poter soddisfare con le giuste soluzioni la rinnovata “voglia di casa”.