Lo smart working rilancia gli uffici alla periferia di Milano

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27/08/2020

L’attenuarsi dell’emergenza ha aperto il dibattito su pregi e limiti dello smart working. Le previsioni degli esperti parlano di un ritorno parziale al lavoro in ufficio, con nuove modalità di sicurezza. Cresce così la ricerca di immobili commerciali decentrati, che consentano il distanziamento e siano dotati di tutti i comfort tecnologici.

 

Nei mesi scorsi la pandemia e il conseguente lockdown hanno obbligato migliaia di aziende e lavoratori a sperimentare quello che è stato definito genericamente smart working, anche se sarebbe meglio parlare di lavoro da remoto o telelavoro.

Grazie alle tecnologie digitali (e chi non era aggiornato, ha dovuto farlo in tutta fretta), le imprese, soprattutto quelle dove non c’è produzione, hanno proseguito la loro attività in questa inusuale modalità delocalizzata. Ora che lo stato di emergenza si è attenuato, ma non concluso, è difficile prevedere se lo smart working diverrà una prassi consolidata o sarà accantonato.

Durante il lockdown ha lavorato da remoto il 56,4% degli italiani. Di questi, il 60% continuerebbe volentieri a farlo, sia per non esporsi a rischi di contagio sui mezzi di trasporto o in ufficio, sia per poter gestire meglio, in parallelo, la vita famigliare. E c’è anche chi ritiene di lavorare in modo più proficuo restando a casa.

Secondo una ricerca di Euromobility, il 47% di chi ha sperimentato lo smart working si dichiara molto soddisfatto e il 45% abbastanza soddisfatto. Il 37% vorrebbe rimanere in smart working, mentre il 52% vorrebbe praticarlo almeno qualche giorno a settimana. Insomma, complessivamente il lavoro da casa è stato una gradita sorpresa per gli italiani, anche se molti lamentano la mancanza dei contatti personali.

Anche dal punto di vista delle aziende, lo smart working ha rivelato di essere un’opportunità per tagliare i costi di affitti e utenze, benché, dal punto di vista organizzativo, richieda profondi cambiamenti nella gestione del lavoro e nella distribuzione delle responsabilità.

Dal punto di vista normativo si sa solo che Il lavoro agile è stato prorogato per i dipendenti della Pubblica Amministrazione fino al 31 dicembre 2020, mentre con il Decreto Agosto, che dovrebbe uscire a giorni, si saprà di quanto sarà la proroga per i dipendenti privati.

 

L’impatto sul settore immobiliare: come cambia l’idea di ufficio?

Il diffondersi del lavoro da remoto come impatterà, o sta già impattando, sul mercato immobiliare degli uffici?

Lo stop del lockdown ovviamente ha lasciato il segno: le compravendite di uffici sono scese di più del 17% rispetto allo stesso periodo del 2019. Più in dettaglio, Fabiana Megliola, responsabile ufficio studi Gruppo Tecnocasa, ha dichiarato a Tg24Sky che nei primi tre mesi del 2020 si è registrato un calo del 17,2% per gli uffici, del 17,5% per i negozi e del 22,8% per il produttivo.

Ma cosa ci si deve attendere dai prossimi mesi? Già sul mercato residenziale sono nate nuove esigenze: l’abitazione in centro, più costosa e in zone trafficate (con maggior rischio di contagio) non interessa più come prima.

Dato che si può lavorare da casa, non occorre essere vicini agli uffici e si può puntare a case più grandi e vivibili in quartieri periferici, per ora meno costose e più verdi. La preferenza per le periferie potrebbe riflettersi anche sul mercato degli immobili commerciali.

Sono ora più appetibili spazi di lavoro connessi e sicuri, in località fuori città, per accogliere, ad esempio, i lavoratori che non sempre nelle proprie abitazioni possono ritagliarsi uno spazio-ufficio degno di questo nome, dotato della strumentazione tecnologica necessaria. E in periferia, almeno finora, i prezzi degli uffici in vendita o in affitto sono inferiori.

C’è anche chi prevede un rilancio degli affitti di spazi di coworking, attrezzati per il distanziamento sociale, a cui potrebbero far ricorso, dividendo le spese, i lavoratori in smart working.

 

I nuovi uffici: pensati per socializzare in sicurezza

Secondo un recente rapporto di Savills IM, gestore internazionale di investimenti, al di là del diffondersi dello smart working, gli uffici con ottima accessibilità (trasporti e parcheggi), sostenibili e con servizi di alto livello, continueranno a essere ricercati.

Gli edifici business in costruzione ridisegneranno la ripartizione degli spazi, che diverrà modulare e modificabile a seconda delle esigenze. Dal momento che i dipendenti lavoreranno anche da casa, l’ufficio diverrà un luogo di incontro e comunicazione più che di attività individuale. Quindi si potrebbe aver bisogno, a volte di un’ampia sala per una riunione, altre volte di locali più ridotti, ma tali da garantire il distanziamento, per colloqui o incontri con clienti.

I nuovi uffici saranno dotati di termoscanner, verifiche biometriche, stazioni di igienizzazione e si avvarranno delle più avanzate soluzioni touchless della domotica. Verrà eliminata la necessità di premere i pulsanti, utilizzando lo smartphone per chiamare l’ascensore o per accendere la macchina del caffè. L’illuminazione e le apparecchiature audio e video potranno essere attivate con un comando vocale.

In generale, secondo Savills IM le società diverranno più attente al well-being del personale. Sulla stessa scia il pensiero di Zsolt Kohalmi, Global Head of Real Estate and Co-Chief Executive Officerdi Pictet Alternative Advisors, che parla di una rivoluzione dell’idea di ufficio.

Secondo Kohalmi gli uffici hanno un futuro, perché l’uomo è un animale sociale e necessita di condivisione per produrre nuove idee. Ma dovranno essere rivisti gli spazi. Negli ultimi 20 anni lo spazio medio per dipendente si è dimezzato, ma ora si dovrà invertire la tendenza.

E non solo: saranno necessarie porte automatiche, le presenze in mensa saranno gestite da una app, saranno indispensabile un’efficiente aerazione e ampie superfici per gli spostamenti.

Un’altra idea che si sta prospettando è quella dell’ufficio “distribuito”: invece di un hub centrale affollato, si preferirà una serie di uffici più piccoli, magari vicini al luogo in cui vive il personale.

 

Immobili commerciali a Milano, in vendita o in affitto: un futuro da definire

Al momento le prospettive degli immobili commerciali restano ancora incerte, come incerto è l’evolversi della pandemia. Sul fatto che, comunque, si tornerà a lavorare in ufficio, pur con nuove modalità, scommettono anche i grossi investitori.

È’ di questi giorni l’acquisizione da parte di Bnp Paribas Reim Italy Sgr del complesso di uffici Bodio Center, in zona Bovisa a Milano, cinque palazzi per 60mila mq di uffici, venduti da Axa. Come detto, l’impressione che si ricava dalle considerazioni degli esperti è che il mercato si riprenderà nella misura in cui saprà proporre spazi strutturati e attrezzati in base alle nuove esigenze di sicurezza.

Opportunità abbiamo visto che si aprono in particolare per gli immobili periferici, divenuti interessanti sia per le aziende che intendono delocalizzare reparti e funzioni sia per i dipendenti in smart working che necessitano di prendere in affitto locali idonei al lavoro.

Se hai disponibilità finanziarie, questo potrebbe essere un proficuo ambito di investimento. We Are Town è a tua disposizione per valutare con te la posizione degli immobili, le loro condizioni, la tipologia di richieste del mercato locale, il valore d’acquisto e il prezzo ideale di locazione. E in questo periodo di transizione, in cui molte delle coordinate con cui si muoveva il mercato immobiliare si sono modificate, è indispensabile avere al proprio fianco dei professionisti, capaci di leggere i segnali e le tendenze.

 

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